Frank Zappa - Apostrophe

By Marco Fumagalli

Gong, July 1974


FRANK ZAPPA Apostrophe (DiscReet)

Frank Zappa, e non le Mothers Of Invention di «Freak Out!», che sembrano oggi appartenere più alla Storia che al presente immediato del rock. Colui che abbiamo amato come « visionario » è rientrato silenziosamente in un cliché meno eclatante, anche se uno stuolo di fedeli continua ad accordargli la stessa cieca, incondizionata adesione. Apostrophe è la logica continuazione di Over-Nite Sensation: vi si ritrova una voce che racconta storielle pruriginose, non il folle splendido Stregone di Uncle Meat, il geniale compositore di Lumpy Gravy, il folletto assassino di Hot Rats ... Una raccolta di brevi sequenze musicali in cui Zappa beneficia del supporto di Jack Bruce, Jean-Luc Ponty, George Duke, Aynsley Dunbar, ma in cui l'impronta di ogni strumentista appare rinchiusa a forza nelle maglie opprimenti di una volontà satirica sempre più nebulosa ed inutile. Il solo brano che dà nome all'album riesce a portare una luce fresca, sufficientemente vivida: un rock di fattura modernista che offre il canto orientaleggiante della chitarra, i virtuosisismi del basso di Bruce su un tappeto orchestrale davvero ricco e multiforme. Ma è una fiammata: perché il Nostro sembra aver perso la capacità di sorprendere ed affascinare, di trascinarci su quei sentieri tortuosi che egli solo sapeva esplorare ...

E tutto si sfuma nell'ineccepibile tecnica dei musicisti, in un lavoro « per intenditori » che lascia l'amaro in bocca. Peccato: era meglio il caos ... Un album di Zappa può ancora essere appassionante, su questo nessun dubbio. Ma non è più fondamentale: gli manca l'ebbrezza dei tempi passati, lo stupore, la vita.

(m.f.)